Il blog del dart club ragtime

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giovedì 14 aprile 2011

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: LE FASI DEL GIOCATORE #4

la fase 2: il primo crollo


"Questo è il paradosso della fase che conduce al primo crollo: è la più terribile di tutte le fasi, ma è necessaria per diventare realmente forti.

Più avete talento più duramente verrete colpiti. Tutti i tentativi per uscirne si risolveranno in un peggioramento. Più alto era il primo picco, più in basso cadrete dopo il primo crollo. E per mettere il coperchio sul paradosso, se avete un primo picco molto alto e non avvertirete il primo crollo, non raggiungerete la perizia perché non passerete per la fase 3 – apprendimento.
Nella fase 1 tutto era facile. Ci si migliorava e tutto era divertente. Ma ad un certo punto, raggiunto il primo picco, improvvisamente c’è stato un calo repentino di rendimento nel gioco. Inspiegabile ma concreto. Avete continuato a provare a migliorarvi ma non c’era progresso ed avete cominciato a fare qualcosa che avrebbe frantumato per sempre il vostro universo delle freccette: avete cominciato a pensare. 
Avete capito che bisognava fare alcune cose diversamente. Vedendo che non c’erano più progressi, avete iniziato a cambiare qualcosa; le vostre freccette, la posizione, la presa... Vi siete poi accorti che giocavate peggio di prima. Avete provato a tornare indietro, a riprendere il modo precedente di giocare ma, per chissà quale motivo, ciò non vi è più riuscito.
Avete ricominciato a pensarci su, cambiando ancora qualcosa, con il risultato di rendere tutto maledettamente difficile e peggiorando ancora. Siete qui?  

BENVENUTI NELLA FASE 2!
Nella fase 2 i giocatori si rendono conto che il gioco delle freccette non è quella sorta di 'luna di miele' che si erano immaginati; progresso facile e infinito senza alcun limite. Sarebbe bello, ma purtroppo non è possibile. Nel senso che una volta che iniziate a pensare, il modo di giocare “sbarazzino“ della fase 1 è andato, finito. Non per demoralizzarvi, ma non ritornerà mai più. Il gioco come lo avete conosciuto all’inizio, da principianti, se ne è andato per sempre, ma questo non è cosa di cui preoccuparsi. E’ giusto così. Le cose facili e naturali cui vorreste tornare ve le dovete dimenticare. Avete contato sul vostro inconscio e ciò ha funzionato, ma quando avete cominciato a riflettere su cosa stavate facendo avete perso la bussola. E questo è giusto; vorreste rimanere in balia dell’istinto? Non è molto meglio avere il controllo delle cose? Non è molto meglio poter reagire a una giornata-no e conoscere il modo di far girare le cose a proprio favore?
La fase 2 è la fase in cui si cerca. Ciò che la rende dura è la difficoltà nel trovare le giuste informazioni. Che cosa conoscete della tecnica di tiro? E quello che sapete lo avete appreso da qualche giocatore e vi sembra giusto e inconfutabile perché lui gioca meglio di voi? E se così non fosse?
La difficoltà del necessario paradosso della fase 2 sta principalmente nella carenza di informazioni corrette unita alla mancanza d’allenatori. 
Se aveste imparato da zero con l'aiuto di un “maestro“, la fase 2 ci sarebbe comunque, ma questa risulterebbe meno drammatica perché sapreste che la vostra tecnica è giusta. Il vostro maestro vi avrebbe detto cosa fare e cosa non fare impedendovi di commettere errori grossolani.
Da soli, ci si ritrova ad affrontare i problemi con i propri mezzi passando per varie prove, e questo rende il cammino molto, molto difficile. Ma dovete continuare a cercare. Non tormentatevi! Esercitarsi troppo senza vedere una via d’uscita è controproducente oltre che frustrante. Non sfogatevi sul bersaglio! Cercate un equilibrio, senza forzature, e provate diverse soluzioni. Vi prego, non rinunciate assolutamente!

Chi ha passato una terribile fase 2 sa che pensieri si possono avere. Chi è riuscito a superarla ed ha raggiunto la fase 3 “di chiarimento” (ma anche di duro lavoro), non ha certo rimpianti. Ha capito che questa fase del crollo era necessaria. I giocatori che non sono usciti dalla fase 2 hanno probabilmente smesso o hanno deciso che non sono fatti per lottare per i titoli di campione (fase 5) o per titoli minori (fase 3). Molti di loro stanno bene in squadra e nell’ambiente delle freccette, dove ci sono senz'altro molti altri giocatori con lo stesso problema. Si sentono un po’ frustrati perché hanno provato ad esercitarsi duramente ma il loro sforzo non li ha ripagati. Se siete fra questi, desidero consigliarvi di non abbandonare il vostro sogno personale!

Se amate questo sport ed avrete il coraggio di allenarvi duramente, raggiungere il vostro obbiettivo è possibile; la fase 2 non è definitiva, è una necessità per trasformarsi in un giocatore veramente bravo. Forse non vincerete il titolo mondiale ma ve la giocherete lo stesso alla grande."

Ciao! ::zliim::

lunedì 14 marzo 2011

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: LE FASI DEL GIOCATORE #3

la fase 1: il missile

"C’è chi possiede più o meno talento; ciò determina il punto di partenza, il livello del principiante e solitamente anche l'altezza del primo picco, ma NIENTE DI PIÙ!
Avere talento non significa avere meno problemi e progredire senza intoppi. In realtà, come vederemo, spesso accade proprio il contrario.
Di solito il “missile” parte tutta velocità. All’inizio il suo livello di gioco migliora vistosamente perché ci sono tutte le possibilità di sviluppo e perché gioca in maniera positiva; non deve dimostrare niente a nessuno, si affida all'istinto e gioca in maniera leggera e spensierata. Questo è molto importante per capire i problemi che troveremo nelle fasi successive. 
Si può sicuramente affermare che UN PRINCIPIANTE NON PENSA MOLTO A  COSA FA; GIOCA E BASTA.
Quindi, pensando poco gioca bene. Un principiante fa esattamente questo, perché non può pensare a cose che non conosce o non ha ancora avuto modo di comprendere. Un esempio, e un giocatore d’esperienza sà di cosa parlo, è il caso classico in cui il principiante riesce a chiudere delle partite in maniera a dir poco “fantasiosa". Non perché tira a doppi strani o sbaglia a fare i conti, ma il fatto che non li colpisce MAI in modo volontario. Gioca con quella leggerezza che funziona alla grande per colpire il bersaglio, affidandosi al solo istinto. Così “il missile” raggiunge un primo picco che può essere tremendo se il talento è molto.
I giocatori con meno talento, possono sviluppare più lentamente: la loro curva nella fase uno sarà più orizzontale ed il loro primo picco più basso. La curva sale costantemente con l'allenamento e la battuta d’arresto può anche tardare a venire, ma prima o poi bisognerà farci i conti.

La fase uno è solitamente la più corta (solamente la fase 4 è probabilmente più corta o, a volte, manca completamente) e non dovrebbe durare più di un paio d’anni se il giocatore si allena regolarmente. E ciò non dovrebbe essere difficile perché la novità del gioco lo attrae e il “ morbo della freccetta ” lo a già infettato. Il miglioramento dei risultati gli darà motivazione in più e questo basta per spronarlo ad andare avanti nel tentativo di crescere.
I giocatori che non giocano molto in questa fase non raggiungeranno mai un livello alto di perizia. Se non vi piace giocare regolarmente e quindi non siete “ammorbati“ e dedicate poco tempo all’allenamento, sicuramente non avrete la possibilità di migliorare. Questi giocatori daranno il loro aiuto nella squadra, magari formeranno dei futuri campioni, ma giocano solo per divertimento e non per diventare veramente competitivi. Quindi non saliranno di livello ma non entreranno neanche nelle difficoltà tipiche delle fasi successive."

Alla prossima!  ::zliim:)

martedì 22 febbraio 2011

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: LE FASI DEL GIOCATORE #2

Una curva tipica

"Date uno sguardo al seguente schema. Vi è raffigurata la curva del livello di competitività di un giocatore. Il progresso è evidente nel corso degli anni:


Naturalmente questo grafico è una semplificazione del processo; rappresenta una tendenza tipica. Manca una scala cronologica sull'asse “di esperienza” (anni di gioco) perché questa variabile è specifica per ogni individuo.
La maggior parte dei giocatori passa per queste fasi, non ha importanza a quale livello si fermano in ognuna di queste. E' il tempo la variabile strettamente personale. Eric Bristow, per esempio, ha avuto bisogno di circa 10 anni per raggiungere la perizia del giocatore esperto e vincere il titolo. Dennis Priestley, invece, è esploso sulla scena internazionale dopo 25(!) anni di gioco, vincendo il titolo mondiale “Embassy” dopo aver preso parte alle qualificazioni riservate ai giocatori “non di diritto“ o debuttanti. Preso atto delle dovute eccezioni, pensiamo che occorrano almeno cinque anni per passare tutte le fasi, cominciando come principiante fino a raggiungere il livello di “esperto”. Si nota subito che i due punti più significativi nella curva, quelli in cui c’è un evidente sbalzo di qualità da gioco, sono “il primo picco” e il “primo crollo”. Questi punti determinano le fasi più importanti della carriera di un giocatore. Ma andiamo per ordine:
Fase1: “il missile”: è la fase fra l'inizio del gioco serio (giocando a squadre in un Club o nei tornei della Federazione) e il primo picco. Questa fase è solitamente la più corta ed è caratterizzata da un aumento veloce e costante dell’abilità di gioco.
Fase 2: il primo crollo o “la catastrofe”: questa fase si presenta subito dopo il primo picco e determina una battuta d'arresto improvvisa e molto pesante sulla qualità del gioco. Generalmente parlando, più alto e stato il primo picco e più grave sarà il calo di livello del gioco. La conclusione della fase due è determinata dalla fine di questo calo che può anche coincidere con il “non poter fare peggio“ o con una lenta ripresa poco redditizia. I giocatori i cui risultati non migliorano da anni dopo il primo picco e la grande battuta d'arresto della fase due sono molti. Sono solitamente frustati perché si allenano duramente senza successo, o hanno constatato che le freccette non fanno per loro ma giocano lo stesso o hanno rinunciato completamente.
Fase 3: duro lavoro o “imparare a giocare a freccette”: questa fase è caratterizzata da molti alti e bassi ma con una tendenza generale al miglioramento. Essa può durare qualche tempo; solitamente non occorrono più di 1-3 anni. I giocatori in questa fase sono passati per il primo crollo e stanno lavorando duramente per migliorare; ciò inizia a dare i suoi frutti.
Fase 4: consolidamento: dopo un duro allenamento, il giocatore raggiunge un secondo picco, superiore al primo. Gioca bene come non mai, ma lo sta attenendo un secondo crollo. Non tutti i giocatori passano per questa fase, ma molti si ritrovano in una situazione simile a quella del primo crollo. Siccome hanno guadagnato esperienza con le fasi due e tre è pero più facile reagire. Combattendo questo secondo crollo raggiungeranno presto un ulteriore incremento di abilità di gioco.
Fase 5: ancora avanti! Raggiungere la perizia: la fase finale per un giocatore di freccette. Ha attraversato tanti alti e bassi ed ha imparato a gestirsi. Ha sperimentato tutte le fasi e ne ha tratto esperienza, ma può e deve ancora migliorare e questo non lo spaventa perché sa come affrontare le situazioni. Se è un giocatore serio e competitivo ogni livello è alla sua portata. È diventato solido come la roccia ed avrà sempre la possibilità di vincere anche con i grandi di questo sport."

Fine della seconda parte. A presto la successiva. Cominciate a chiedervi in che fase siete...

Bye!  ::zliim::

martedì 23 novembre 2010

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: LE FASI DEL GIOCATORE


Pubblico di seguito la prima parte di un pezzo molto interessante che tratta le fasi dello sviluppo di un giocatore. Si parte da quella peggiore, che di solito si verifica molto presto, quando si inizia a giocare seriamente, ed è la fase de:

Il primo crollo

Le diverse fasi nello sviluppo del giocatore, perché esistono e cosa dovete fare per superarle e acquistare la padronanza del gioco

"Una delle situazioni più difficili e cruciali nello sviluppo del giocatore è quella in cui avverte la sua prima crisi; il primo crollo.
All’inizio lo sviluppo è solitamente abbastanza veloce, in particolare quando c’è molto talento. Si possono bruciare le tappe raggiungendo un livello tremendo dal nulla e in poco tempo. Si comincia ad andare lontano nei tornei e, se il talento lo concede, si può persino vincerne qualcuno. Ad un certo punto, però, ci si ferma; nel tentativo di migliorarsi ancora, il livello di gioco diminuisce in maniera sensibile e, di solito, molto più velocemente di com’era cresciuto all’inizio. E’ arrivata la prima grande battuta d’arresto.

In seguito a questo momento, molti giocatori decidono di smettere e non li si vede più. Quelli che continuano probabilmente restano giocatori mediocri, che ottengono occasionalmente qualche buona prestazione ma non fanno certo parte della cerchia dei più forti: risultati altalenanti, motivazione a sprazzi, molta confusione. Tuttavia alcuni di questi ultimi riescono a fare fronte alla loro battuta d'arresto. Riescono a ottenere ancora buoni risultati e successivamente li si ritrova a battersi con i giocatori più esperti.
Cos’è successo invece a quelli che non abbiamo più visto? “Motivi personali” ti
potrebbero dire. La fidanzata, il matrimonio, i figli o il lavoro o qualcos’altro. Certo, un’ottima scusa funziona con gli altri e soprattutto con se stessi! Ma il discorso è un altro: la verità è che si sentono frustrati perché il loro gioco non è progredito con lo stesso passo di prima, anzi, è peggiorato e non si spiegano perché.

Nella maggior parte degli altri sport ci sarebbe stato un allenatore o un maestro che avrebbe detto loro che non si trattava di una catastrofe; questo fenomeno è normale ed ha un nome: il primo crollo.

Nelle freccette ci sono pochissimi allenatori, anzi, si potrebbe dire che non ce ne sono proprio! La conseguenza di questo fatto è che i giocatori devono contare solo su se stessi e, cosa non facile, riuscire da soli a individuare e correggere i propri errori. Quindi è molto probabile che si trovino ad affrontare dei problemi che non sarebbero comparsi se fossero stati consigliati nel modo giusto.

Quindi, nella speranza che vi sia d'aiuto, in questo testo troverete una guida di riferimento per lo sviluppo del giocatore, introducendo le cinque fasi attraverso cui si progredisce nel gioco delle freccette. Ogni fase ha le relative caratteristiche e problemi tipici. Confrontandovi con le varie fasi potrete individuare la vostra, cercare di capire di più su cosa non va nel vostro modo di giocare e magari trovare delle soluzioni. Avrete inoltre una guida che vi aiuterà a fare qualche passo avanti." (...continua)

ciao! zliim

mercoledì 25 novembre 2009

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: INDIETRO O IN TESTA? #2

Eccoci alla seconda parte di "indietro o in testa?", il superquizzone sul "cosa fare se". La parte #1 trattava la situazione tipica: ho saputo che qualcuno si è ben avvantaggiato dei consigli ivi espressi...(complimenti Paul!). Qui ribaltiamo la frittata e vediamo cosa succede e cosa si può fare se...


Indietro o in testa? – parte 2


"Il soggetto in questione è la situazione di “inaspettato vantaggio”. Immaginate di giocare contro un avversario molto più forte di voi che, per qualche strana ragione, sta tirando delle pessime freccette o che stiate giocando la partita della vostra vita e vi troviate nettamente in vantaggio. Nella maggior parte dei casi, succede qualcosa di abbastanza strano: il giocatore più debole, che in quel momento si trova in testa, inizia ad innervosirsi e spesso butta via la partita che stava vincendo.


Che cosa è successo? Ognuno va a giocare pensando già a come sarà il match. Ed è giusto, è importante essere preparati a ciò che avverrà nei prossimi minuti. Se si gioca contro un avversario forte ci si aspetta di perdere e questo normalmente, o solitamente,  succede. Eppure qualche volta le cose sono più semplici di come le aspettavamo e, in questi frangenti, ne restiamo talmente sorpresi che, naturalmente, iniziamo a pensare: “Wow, che sta succedendo? Sono in testa! Posso vincere io! LO DEVO FARE, SUBITO!!” Quindi, con quest’atteggiamento - “devo farlo; adesso o mai più” – e pensandola così,  ci si mette sotto pressione da soli. Mettendoci sotto pressione, sopraggiungerà anche la tensione. Sappiamo tutti che la tensione è un cattivo stato d’animo, e normalmente riconosciamo questa sensazione. L’effetto subdolo del trovarsi in testa inaspettatamente è questo: sei talmente contento e sorpreso del fatto di poter vincere, che non noti il salire della tensione, ed è esattamente questa la ragione per cui così tanti giocatori poi falliscono.

La soluzione è: aspettatevi l’inaspettato. Ricordatevi sempre, prima di una partita, che le cose possono essere più semplici di come sembrano. Io ho imparato questo a mie spese. Stavo giocando nel World Master a Londra, ed ero contro John Lowe. La situazione mi era abbastanza chiara; mi eliminerà in un attimo. Ma ciò che successe fu che John stava giocando male, ma molto male; 45, 41 e così via. Mi sono ritrovato con 200 punti di vantaggio al primo leg! Ho tirato nove (!) frecce al doppio e non sono riuscito a chiudere. Inutile dire che ero confuso, e la partita è finita in un semplice 2-0 2-0 per John. Se solo avessi saputo di questo fenomeno quella volta…fu una delle prime situazioni in cui iniziai a notare quanto sia importante l’aspetto mentale della gara (sigh!).

Specialmente i giocatori con poca esperienza, vanno in confusione in queste situazioni. Normalmente giocano meglio quando sono indietro che quando si trovano in testa, proprio perché un giocatore con poca esperienza è più abituato a stare in svantaggio. Basta guardare qualche giovane talento in un torneo; sono sicuro che ve ne accorgerete. Infine ricordatevi questo: non curatevi molto del nome di un giocatore. Ora so che anche John Lowe qualche volta gioca come John Smith…"


Ovviamente il John Smith degli inglesi corrisponde al Sig. Mario Rossi per noi.
Quando ho letto e tradotto questo pezzo mi è venuta in mente una situazione che io stesso avevo vissuto: inaspettatamente in vantaggio di due a zero con la possibilità di chiudere il terzo leg. Ho perso come un pollo, quale peraltro sono, rischiando a volte di colpire l'arbitro...ho rischiato la denuncia per lesioni personali! La ragione mi aveva abbandonato e le frecce sembravano impazzite mentre si piantavano ovunque, anche fuori bersaglio! Quando mi sono reso conto che potevo vincere ho perso completamente il controllo della situazione proprio perché, e questo l'ho capito dopo, è cambiato radicalmente il mio stato d'animo. All'inizio ero tranquillo e praticamente certo di perdere. Giocavo sì come meglio potevo, ma senza particolari aspettative, in modo rilassato e cercando di divertirmi: ricordo che l'avversario era partito con un paio di 100 e io gli avevo detto, chiaramente scherzando, che lo trovavo piuttosto noioso...Poi, improvvisamente, tutto è cambiato nel momento stesso in cui ho visto la possibilità di vincere. Sono diventato teso, nervoso, aggressivo. Avevo fretta di chiudere la partita per paura di poterla in qualche modo perdere: una cosa senza senso anche perché nel frattempo anche il mio avversario era sotto pressione, ma lui stava veramente rischiando di perdere! Bah! Sarebbe bastato giocare l'ultimo leg come avevo giocato i primi due...Pazienza! Mi è servito di lezione.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che seguono il blog e, soprattutto, ringrazio il nontro amico TDT per questi articoli: secondo me sono esperienze impagabili. Sono tutti piccoli pezzi di quel grande puzzle che è il gioco delle freccette. Se avete anche voi qualche pezzo non esitate a metterlo qui. Ogni esperienza personale è sempre benvenuta e può servire a completare il puzzle. Se ci aiutiamo a vicenda è meglio per tutti noi e, magari, riusciremo in futuro a portare a casa qualche risultato in più.


Se vedemo bbelli!


zliim

venerdì 20 novembre 2009

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: INDIETRO O IN TESTA? #1

Quando ho tradotto questi pezzi, un po di tempo fa, mi sono accorto che molti giocatori hanno degli attegiamenti tipici e ho capito l'importanza di come ci si comporta in pedana. E per voi? Cosa fate quando siete...
 

Indietro o in testa? – parte 1


"In alcune partite siete in svantaggio, in altre in testa; un fatto usuale per i giocatori di freccette. Entrambe le situazioni hanno le loro conseguenze mentali tipiche. La situazione più comune è quella in cui (così dovrebbe essere…) il giocatore più forte si trova in testa. Questa è la normalità cui entrambi i giocatori sono abituati. Nella maggior parte dei casi il giocatore più debole, ad un certo punto del match, cede ed inizia a sbagliare palesemente. Di solito, è facile intuire chi sta perdendo semplicemente guardando il comportamento dei giocatori. Quello in svantaggio abbassa la testa fra le spalle, o la agita in senso di negazione o persino borbotta, si lamenta o si arrabbia addirittura. Bene, soltanto un giocatore mentalmente debole farebbe così.


In tali situazioni di svantaggio, è importante pensare all’impressione che state dando di voi. Controllatevi per vedere se il vostro atteggiamento è come ho descritto sopra. Tu assomigli ad un perdente? Allora sarai normalmente un perdente. Il giocatore che è in vantaggio prevede questo. Le contromisure? Raddrizzate la schiena e le spalle, alzate la testa ed andate sulla linea di tiro completamente concentrati. Non preoccupatevi di come sta andando la partita. Ora assomigliate ad un vincente. L'avversario si accorgerà del vostro atteggiamento sicuro, e forse (se è mentalmente debole) comincerà a chiedersi perché vi comportate come se foste in vantaggio. Questa è per voi una possibilità. Una volta che convincete il vostro avversario a pensare in modo insolito, questi può perdere il suo equilibrio. Naturalmente dovrete anche fare dei buoni tiri per portarvi in chiusura, ma se sembrate forti e sicuri (anche se in realtà non vi ritenete tali), la resistenza e la consapevolezza verranno a voi sempre più spesso. Se in pedana sembrate più forti, è facile che diventiate veramente più forti!




Naturalmente quest’aspetto va allenato. Prendetevi cura del vostro comportamento durante le partite. Chiedete ad un amico di osservarvi mentre giocate, in modo che possa dirvi in seguito quale impressione ha avuto del vostro comportamento. Dopo un po’ di tempo, non vi sarà difficile riconoscere l’effetto del vostro atteggiamento sull’avversario ed allora potrete controllarlo correttamente."


 A presto la seconda parte.
Ciao! zliim


mercoledì 4 novembre 2009

VINCERE A FECCETTE - Parte 3^

Stuzzicato, pubblico un altro pezzo tradotto dal Codice del Califfo. Si parla di come migliorare nel gioco e il titolo è

CONSIGLI

" Chiedete aiuto! Ogni commento degli altri è benvenuto. Alcuni di essi potranno esservi sicuramente d'aiuto. Altrimenti come potreste migliorare e prendere controllo della vostra tecnica di base? Un altro giocatore potrebbe vedere cos'è che vi trattiene al vostro presente livello di gioco. Non vorreste saperne di più?
Rispettate tutte le sincere critiche che vi arrivano da compagni, rivali, osservatori, chiunque! Ignorare le osservazioni altrui vi potrebbe costare diverse gare e rallentare il vostro progresso.
Ma fate molta ATTENZIONE qui! Nessuno sa o può dire a un altro giocatore COME giocare a freccette. I professionisti, senza ombra di dubbio, sentiranno spesso domande del tipo: “Come posso migliorare? È questo il modo giusto? Qual'è il tuo consiglio?” Pochi di loro si esibiscono in risposte precise! Se fosse così semplice migliorare potremmo tutti diventare dei professionisti semplicemente facendo domande. Ma crescere è un lavoro duro!
La risposta più onesta a questo tipo di domande è: “sinceramente non lo so”. Come si può constatare da soli, nessuno gioca a freccette come un altro. Siamo tutti unici! Gli altri possono solamente parlare di cosa ha funzionato nel loro caso. È vero che un professionista potrebbe chiarire facilmente certi errori banali o modi di tirare alquanto bizzarri. Si potrebbe cercare di mettere a fuoco certi errori osservando i diversi stili usati da molti buoni giocatori.
Condividete ciò che sapete (con tatto) con altri giocatori, amici o avversari. In cambio loro potranno aiutarvi a trovare gli errori nel vostro tiro. Accorgersi di piccoli errori nel tiro è molto più facile se si è aiutati. Ogni osservazione che può aiutarci a scovare i nostri errori è quindi benvenuta. Tutti vogliamo raggiungere il nostro miglior livello di gioco. Arrabbiarsi e ignorare l'aiuto degli altri significa prendere la strada più lunga per arrivare a giocare al meglio.
Se tutti giocano meglio, le freccette diventeranno un gioco più eccitante, portando più persone a prendere seriamente questo sport. Le freccette diventerebbero quindi uno sport più popolare, guadagnandosi un futuro alle Olimpiadi. La TV farà il resto facendo conoscere le freccette agli appassionati sportivi del mondo intero."

Fine. Che ne pensate?
Ciao a tutti!
zliim

mercoledì 21 ottobre 2009

IL GIOCO DELLE FRECCETTE: UN PO DI FILOSOFIA


Io pubblico; voi meditate...



Contro il bersaglio o contro l’avversario?


"Questo è un problema di base: devo giocare contro il bersaglio o contro l’avversario? È una delle vere grandi domande, tra le più controverse fra giocatori di ogni livello. C’è un approccio pratico e, come lo definisco io, uno filosofico. Ecco il punto di vista che prediligo:

Prima il pratico. Sembra che ignorare l’avversario sia un buon modo di mantenere la freddezza e vincere. Il problema principale qui, è che è quasi impossibile non farsi influenzare dall’avversario. Uno dei punti chiave per una buona performance è la consapevolezza. Questa deve essere completa, significa coinvolgimento, messa a fuoco libera da impedimenti, abilità sensoriale nel sentire il proprio tiro e così via. È assolutamente necessaria anche se si gioca da soli, perché va di pari passo con lo stato d’energia. L’alta energia positiva richiede consapevolezza, il divertimento richiede consapevolezza e, dalla psicologia dello sport, noi sappiamo che possiamo dare il 100% solo in condizione d’alta energia positiva. Ma come puoi rimanere attento e consapevole delle cose che accadono mentre stai ignorando qualcosa? Dovresti ignorare solamente il tuo avversario ed il suo gioco, il che mi sembra molto difficile (non esagero se affermo che è impossibile).
Come potete vedere, abbiamo due cose che lavorano l’una contro l’altra; il bisogno di molta consapevolezza che richiede l’alta energia e il bisogno di limitare l’attenzione per ignorare l’avversario. Anche se riuscite veramente ad escludere l’avversario completamente dalla vostra testa, c’è, alla fine, una situazione che non potrete mai evitare e con cui dovrete fare i conti: la chiusura dell’avversario.

Posso così riassumere quanto detto sopra:

1.Forse un giocatore che ignora l’avversario e riesce a mantenere uno stato di energia perfetto sarebbe il competitore altrettanto perfetto, ma sappiamo che questo non è attuabile.
2.Considerato il punto 1, e siccome sappiamo che questo è valido anche per il nostro avversario, proviamo ad usarlo a nostro favore cercando di influenzarlo nel miglior modo possibile (sempre restando dentro regole del fair play).

Ora la “filosofia”. Ignorare l’avversario è come giocare da soli. Per quale motivo dovrei allora andare ad un torneo? Che significato ha per me vincere (eccetto forse per i $oldi)? Prenderei parte a dei tornei se mi divertissi allo stesso modo giocando da solo? Ciò non ha niente a che fare con l’approccio pratico, ma se non mi diverto non gioco bene, e questa è una regola generale nella psicologia dello sport. Mi diverto quando, mentre gioco una partita interessante, sento la tensione salire ed è una gran cosa per me riuscire a mantenere il mio stato d’animo sotto controllo. Non avrò mai la stessa soddisfazione ignorando i punteggi e tutto il resto. Ricordatevi: divertirsi non è solo bello, è necessario per vincere! Il termine divertirsi non significa qui chiacchierare o ridere durante tutto il match. È più un sentirsi a proprio agio, una sorta di “good vibrations” mentre ci si gode la partita tranquilli e consapevoli di ciò che si fa, concentrati e con tutta la presenza di spirito possibile."

Ciao bbelli!
zliim

venerdì 2 ottobre 2009

VINCERE A FRECCETTE - PARTE 2^

Ecco la seconda puntata. Faccio un piccola premessa: nell'articolo si parla di "cervello" e di "mente". Nell'accezione comune i due termini vengono usati solitamente per descrivere la stessa cosa o esprimere il medesimo concetto (es. cervello bacato - mente bacata) ma rappresentano due cose molto diverse, più o meno la differenza che c'è tra hardware e software...ma questo lo sapevate, vero?
E ora, avanti si vada.

VERSO IL PERFEZIONAMENTO


"Dopo 15 anni di intenso studio, ho conosciuto il segreto per tirare le freccette in modo perfetto. Semplicemente, lasciate al vostro cervello (NON alla mente) il controllo del tiro. Certo, molto è dovuto più all'uno che all'altra, ma questo è il vero segreto delle freccette.

Il vostro cervello è perfetto. Altrimenti, voi non potreste esistere. La vostra mente non lo è! Il cervello, anche se pigro, è aperto a nuovi e più facili modi di fare le cose. La mente è ostinata e per natura evita i cambiamenti! La mente sa poco su come tirare le freccette, mentre il cervello è il segreto del vostro successo.

Il cervello può tirare frecce perfette a ripetizione. Quindi, dovete istruire la vostra mente affinché accetti questo fatto. “VINCERE A FRECCETTE” vi darà i dettagli necessari per farlo. Ora, completate questo TRIP e potrete competere con i migliori.

Trust your brain totally (abbiate fiducia totale nel vostro cervello)

Relax completely, especially your throwing arm (rilassatevi completamente, specialmente il vostro braccio di tiro)

Instruct the brain with your mind using the book (istruite il cervello con la vostra mente usando il libro)

Practice, practice, and more practice (allenamento, allenamento, e ancora allenamento).

La mia abilità a freccette è solo media. Eppure ho compiuto quasi tutti i più bei tiri che ogni giocatore può sperare di fare. Una lista parziale: un perfect di sei frecce in un 301 e molti di questi chiusi con sette frecce (uno anche in Campionato). Ho colpito (in un tiro) oltre cinquanta tre doppi bull, […] e oltre un centinaio di 180. Durante il mio allenamento quotidiano, spesso colpisco tre doppi in fila.

Starete pensando che faccio lo spaccone. Ancora, sto solo dicendo cosa ha fatto il mio cervello, col training, per me. Allenate bene il vostro cervello e probabilmente farete anche meglio.

Usate la mente per posizionare correttamente il vostro corpo e, senza pensieri, date al cervello il completo controllo. Imparate a sedervi dietro ad ammirare il meraviglioso potere del cervello. “VINCERE A FRECCETTE” insegnerà al vostro cervello ogni aiuto fisico e mentale utile a facilitare questo lavoro. L'obbiettivo è rendere tutto così facile che il vostro cervello non può sbagliare. Quindi allenamento, allenamento e ancora allenamento."

Fine seconda parte.

Devo dire che questo pezzo mi ha fatto capire alcune cose, e voi? Commentate e domandate pure se qualcosa non è chiaro.

Discinti saluti - zliim

lunedì 28 settembre 2009

VINCERE A FRECCETTE - PARTE 1^

Inizio a pubblicare la traduzione del documento gentilmente fornitoci dal Califfo. Prima di andare al sodo, ho pensato che forse era il caso di leggersi anche l'introduzione dell'autore, giusto per capire meglio il suo punto di vista e anche perché spiega come usare al meglio il documento.

Pubblicherò il testo nella sua sequenza originale ed eviterò interpretazioni personali. Sono comunque graditi tutti i commenti e le osservazioni. Sarebbe bello riuscire a fare un bel "manuale" insieme: se mi aiutate ci si potrebbe anche riuscire... Nel frattempo, diamo inizio alle danze!

- VINCERE A FRECCETTE -

INTRODUZIONE


Molti credono che lo sport delle freccette sia uno degli sport maggiormente in crescita al giorno d'oggi. Comunque, finora, i giocatori hanno visto poche spiegazioni su “come fare a”. I libri in circolazione sono focalizzati principalmente sulla storia, le star del gioco, i record, altri giochi, le regole, ecc. I giocatori che cercavano di migliorare il proprio gioco hanno trovato poche cose.

“WINNING DARTS” fa un passo importante nel riempire questo vuoto per i fan di questo unico ed eccitante sport. Questo testo vi aiuterà a giocare al meglio delle vostre possibilità. Qui vengono mostrati i modi per apprendere le necessarie capacità e gli accorgimenti per trovare e risolvere gli errori.

La cosa più importante è che, conoscendo le cose, potete sentirvi e comportarvi come un VINCENTE, non importa chi tira l'ultima freccia. La passione per il gioco e il sapere che avete dato il meglio trasmettono fuori questa immagine di voi.


COME USARE WINNING DARTS


Il testo contiene un bel po' di fatti! Gli articoli sono VOLUTAMENTE in un ordine non stabilito. Cercare di arraffare tutti i punti in una singola lettura sarebbe per voi sicuramente frustrante. Frugate tra gli articoli e prendete quello che vi sembra più d'aiuto. Provate con un'idea finché non trovate il modo migliore (per voi) di realizzarla, e fatela diventare abituale. Imparato come, dimenticate di sapere. Quindi, tornate indietro per saperne di più. Come in una caccia la tesoro, scavate fuori gli indizi per giocare meglio.

Alcuni punti BASE ricorrono in tutto questo testo, ma ogni articolo dipinge parte di un unico quadro. Alcuni articoli si contraddicono; quello che funziona per voi potrebbe non funzionare per altri giocatori. Provate con una cosa alla volta. Ad ogni cambiamento, riprovate tutte le idee e le cose fatte prima senza fortuna. Un cambiamento può aver bisogno di un altro (o altri) per migliori risultati. Una o due piccole modifiche possono migliorare il vostro gioco tanto da trasformarvi in ottimi giocatori. Guardate al vostro gioco come a un diamante grezzo; pulite ogni facciata finché non splende.

Seguite questo programma e migliorerete, chissà, magari con grandi risultati. Nell'ipotesi peggiore, guadagnerete molto più piacere nel giocare e nel guardare gli altri giocare. Le freccette sono veramente uno sport dove i “bravi ragazzi e le brave ragazze” vincono. Le freccette sono uno sport per tutti. Anche i disabili, compresi i ciechi, ricevono grande gioia nel giocare a freccette.


Chiuse virgolette.... Alla prossima!

Ciao! - zliim

martedì 18 agosto 2009

LA SINTESI

...ovvero, tutte le chiusure in un neurone...

Ebbene, ci sono voluti tre o quattro post per snocciolare tutte le chiusure. Chi ha seguto la tiritera avrà capito due cose due:
- che è (quasi) impossibile impararsi a memoria tutte le chiusure;
- che, preso atto del primo punto, bisogna imparare a fare i conti prima di andare in pedana.

Tutto ciò è talmente giusto che, stimolato dalla necessità, il mio cervello bacato (o bucato?) ha partorito l'estrema sintesi. Fulminato sulla via di Damasco, "HO VISTO LA LUCE!" come grida Jake a Elwood sul mitico film The Blues Brothers, e ho capito che basta memorizzare poche informazioni che stanno comodamente, appunto, in un neurone, una semplice paginetta che posto qui di seguito:

METODO “FARE I CONTI PRIMA DI ANDARE IN PEDANA”
Ovvero, l’importanza di risparmiare frecce e arrivare in chiusura prima dell’avversario

Da oltre 170 ricordarsi di questi numeri: 167-164-161-160-158.
Questi si chiudono, gli altri no! Se sei per es. a 188 con una freccia in mano non tirare il T20 ma il T18. Colpendo il singolo 20 andresti a 168 e, al turno successivo, non avresti la possibilità di chiudere…

I GRUPPI DI CHIUSURE
Ricordati bene questi tre numeri, ti serviranno come riferimento: 170, 130, 90.
Ad ognuno di questi numeri, come vedremo, corrisponde un gruppo. Il gioco consiste nell’arrivare prima possibile almeno sotto i 90 punti! (nota: ogni gruppo è distanziato da 40 punti)

1° GRUPPO: 170 – 131
Tutte queste chiusure richiedono DUE TRIPLI e UN DOPPIO.
(eccezioni: a 135 e 132 colpendo con la prima freccia un Bull o un ½ Bull…)
CONSIGLIO: tira sempre i tripli più grandi e…buona fortuna!

2° GRUPPO: 130 – 91
Queste richiedono UN TRIPLO, UN SINGOLO e UN DOPPIO.
(ovvie eccezioni: 110, 107, ecc.)
CONSIGLIO: qui è importante prevedere l’errore, quindi ATTENZIONE!
La ricetta è questa: da 129 a 119, tirare la prima freccia al triplo il cui singolo porta ai seguenti numeri: 110, 107, 104, 101, 100 e 98.
Ricordali bene! Sono gli unici che portano a una chiusura con DUE frecce!
Non farti fregare dal ragionamento pari/dispari. Classico esempio, 126: tirando la prima freccia al 60 e colpendo, come spesso accade, il singolo 20, ti porti a 106, impossibile da chiudere con le due frecce che ti restano. Il triplo da tirare per primo è il 57, perché, anche colpendo il singolo 19, si resta in chiusura a 107!
POSSIBILITA’: da 95 a 91, con tre frecce in mano, si può arrivare a un doppio senza colpire alcun triplo tirando la prima freccia al Bull. Anche colpendo un ½ Bull si scende sotto i 70 punti, cosa che, come vedremo, è fondamentale.

3° GRUPPO: 90 – 51
Queste richiedono semplicemente UNO o DUE SINGOLI e UN DOPPIO.
CONSIGLIO n.1: è tassativo, come già detto, scendere sotto i 70 punti con la prima freccia. Questo perché da 70 in poi è possibile arrivare a un doppio senza dover per forza colpire un triplo.
Quindi, prendendo ad esempio proprio il 90, il tiro corretto è T20-D15 o Bull-D20; in entrambi i casi, colpendo anche il singolo 20 o il ½ Bull si arriva a 70 punti o meno. Tirare il classico T18-D18 significa, in caso si prenda il singolo 18 portandosi a 72, dover per forza colpire un triplo con la seconda freccia per arrivare al doppio…T18-D18 è un buon tiro se si hanno DUE frecce in mano!

CONSIGLIO n.2: da 70 a 61, con due frecce in mano, tirare il triplo il cui singolo porta al Bull (50). Quindi, in caso di errore, il Bull diventa il doppio da tirare con l’ultima freccia (es. a 61: T11-D14). Il Bull, come puoi vedere, è molto importante perché spesso diventa il primo doppio a cui tirare. Sarà meglio farselo amico!

CONSIGLIO n.3: da 60 a scendere, quando ti serve un singolo, stai lontano dai tripli che potrebbero farti sballare! (uniche eccezioni: 60 e 48)

Ti ricordo che tutti i doppi, ad eccezione del Bull, hanno la stessa grandezza…e infine ribadisco: FARE I CONTI PRIMA DI ANDARE IN PEDANA!

venerdì 15 maggio 2009

Il gioco delle freccette: ESERCIZIO, ESERCIZIO, ESERCIZIO!

Parte 1

Pubblico la prima parte di un articolo che riguarda l'allenamento e la sua importanza fondamentale. Il testo originale in inglese è tratto dal sito "the dart thrower" (vedi link in basso) ed è stato da me tradotto cercando di fare la massima chiarezza. So, here we go!

"Esercitarsi è il punto chiave per migliorare il vostro gioco. C’è un detto diffuso tra i giocatori: tre regole per trasformarsi in un buon giocatore? Esercizio, esercizio, esercizio!

Ma esercitarsi non è solo tirare le freccette sul bersaglio per parecchie ore pensando che il miglioramento sia automatico. Nell’atletica ci si allena fisicamente per ottenere tono muscolare, ripetendo certi movimenti per non doverci più pensare, ma giocare a freccette non è un’arte marziale; sono l’abilità e il tocco che contano. Così la pratica delle freccette è qualcosa di diverso e diverso sarà l’approccio. Cercherò di dare qualche buon consiglio.

Frequenza e consapevolezza prima della quantità

Note generali su come dovreste organizzare le vostre sessioni d’allenamento.

Ogni quanto tempo? Per quanto tempo? E’ una domanda classica la cui risposta è, naturalmente, spesso, più spesso possibile. Dipende dal tempo che voi avete a disposizione o che volete dedicare all'allenamento. Se si tratta di 8 ore giorno, grande. Se è un’ora, giusto. In ogni modo l’allenamento va fatto bene. Un'ora di allenamento intenso e motivato è meglio di 8 ore di sballottamento delle freccette, di “cosi-cosi” e di noia. E, come nel titolo di questo paragrafo, la frequenza è più importante della quantità. Meglio esercitarsi una mezz’oretta al giorno che 7 ore in un giorno e niente negli altri sei.

Provate ad esercitarvi in ogni giorno della settimana, con non più di uno o due giorni di pausa, allenandovi una ventina di minuti al giorno, anche in sessioni separate. Dedicate un giorno la settimana ad una sessione più completa di 2 ore o più. Così va benissimo. Ma non solo la frequenza è più importante della quantità; anche l’intensità lo è. Fate le sessioni d’allenamento ad un livello di concentrazione simile a quello di gara. Se vedete che la vostra concentrazione o la motivazione calano durante la sessione più lunga, prendetevi una pausa. Dai 15 ai 30 minuti va bene. Dovreste anche fare una pausa se siete insoddisfatti del vostro gioco; proverete a riprendere più tardi con nuova motivazione e consapevolezza. Non essere concentrati e motivati rende l’allenamento inutile e anche dannoso. Meglio non esercitarsi se non si ha divertimento nel farlo. Non bisogna sforzarsi di continuare; se non c’è entusiasmo, non fatelo. Naturalmente se per uno o due giorni v’impigrite, non significa che vi manca la personalità per diventare un buon giocatore. L’auto-tormentarsi tipico degli altri sport (principalmente per irrobustire i muscoli) non è una necessità, non nelle freccette. Le freccette sono sensibilità e coordinazione, non sofferenza fisica.

Perché dovrebbe essere solitario

Esercitarsi da soli è il metodo migliore

Esercitarsi da soli è molto più importante che esercitarsi con gli amici o giocare quante più partite possibili. Il gioco con l’avversario è naturalmente molto importante ma, se dobbiamo fare un rapporto fra le due cose, affermerei che è meglio fare un terzo di gara e due terzi (o anche più) d’allenamento in solitario. Le ragioni di questo fatto non sono realmente evidenti, anche perché molti giocatori si accorgono di rendere di più in allenamento che in gara; questo li porta a pensare che sia la mancanza d’abitudine alle gare che causa questa differenza di rendimento. In realtà ciò è sbagliato. E’ vero che c’è differenza tra allenamento e gara, anche per i professionisti, ma questo vale per qualunque altro sport!

Migliorare le vostre prestazioni in gara e portarle a quasi (fare lo stesso è, in effetti, impossibile) il livello delle prestazioni in allenamento, richiede principalmente l’uso della psicologia dello sport, perché le condizioni mentali durante la gara sono il motivo di questa differenza. E se siete uno di quei rari giocatori che dicono di rendere di più in gara che in allenamento, il motivo (e l’unico vero!) è che non vi esercitate abbastanza in solitario, o non lo fate bene. Esercitandovi con i compagni di squadra, non importa se giochino bene o in ogni modo meglio di voi, cercherete solo di alzare il vostro livello sopra il loro. Esercitandovi da soli costantemente, non avrete altro avversario che voi stessi e potrete sempre tendere a migliorarvi in maniera quasi infinita, provando a battere il vostro limite. Non importa se giocate bene, potrete sempre essere migliori. Nessun allenamento fatto di partite o gare con avversari può farvi progredire nel gioco. Quando incontrate avversari forti che attaccano al loro livello, è necessario che il vostro sia più alto per vincere. Quindi è il vostro limite ciò che dovete battere e questo si fa da soli. Solo cosi si può aspirare a qualcosa di più, ad un progresso nel gioco vero, reale."

End of part 1. Se vedemo.

zliim

CAMPIONATO FIGF MARCHE - 30/11/18

Dart Club 3 di Picche: CAMPIONATO FIGF MARCHE - 30/11/18 : 4a Giornata serie A Darts of Heaven 2-7 Peter Pan 3 di Picche 3-6 Evolutio...